Credo di esser rimasto in una sola cosa tradizionale: nell’amore che devono aver provato Beato Angelico, Botticelli, Ghirlandaio, nel dipingere le loro Madonne, con rispetto e con religione, con quella stessa religione che io sento quando mi permetto di dichiarare il mio amore al Paesaggio…”


La mostra, curata da Giandomenico Romanelli con Franca Lugato, si pone l’obiettivo di far luce sulla figura emblematica e ancora poco studiata di Wolf Ferrari. Il percorso espositivo composto da oltre 60 opere permettono di entrare nell’atelier di questo “poeta del paesaggio” e contemplare attraverso dipinti, acquarelli, pannelli decorativi, vetrate, studi per cartoline, esposti ora per la prima volta, le dolci colline che vanno da Asolo a Conegliano fino alle alture del Grappa o i più cupi e inquietanti scenari che raccolgono un profondo sentimento del mistero.

Opere che dichiarano l’amore per il paesaggio, le sperimentazioni e l’eterogeneità di tecniche proprie di Wolf Ferrari, il quale ha saputo far confluire a Venezia e in Italia le istanze figurative europee che all’alba del Novecento hanno inaugurato la modernità, partorendo le grandi avanguardie delle secessioni.

Dopo la formazione presso l'Accademia di Belle Arti veneziana sotto la guida di Guglielmo Ciardi, Wolf Ferrari studia a Monaco, dove nel 1895 entra in contatto con alcuni degli ambienti simbolisti e secessionisti più avanzati e cosmopoliti del momento. Il percorso espositivo ripercorre l’intera vicenda dell’artista con una linea tematica che abbraccia vari momenti ed esperienze, dall’affaccio sulle tendenze mitteleuropee, con un’affascinante sezione dedicata al tema della “tempesta”, alle novità artistiche veneziane fino alle delicate passeggiate autunnali dal Grappa al Piave. Il dialogo con personalità quali Otto Vermehren, Mario De Maria, Mariano Fortuny, Gino Rossi, Ugo Valeri consentirà, inoltre, di ricostruire il tessuto dei rapporti figurativi e la rete visiva dentro cui le opere sono state concepite, con un nuovo approccio all’itinerario dell’artista.

Un’occasione rara per conoscere e (ri)scoprire un autore più noto agli specialisti che al vasto pubblico, il quale non ha solo raffigurato con grazia la natura, ma ha anche raccontato la trasformazione dell’arte italiana tra XIX e XX secolo.

 

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